Pianeta Scuola


Scuola e voglia di leggere

Nota ormai a tutti come “la profe”, autrice di due libri di successo e di un blog molto visitato, Antonella Landi resta prima di ogni altra cosa un’insegnante. Un’insegnante quotidianamente alle prese con verifiche, compiti, didattica e valutazioni.
Tornata da poco al “secondo grado”, la carriera scolastica di Antonella Landi è stata segnata da una parentesi di alcuni anni alle scuole medie. Questa esperienza, inizialmente scelta obbligata per il tanto sospirato ingresso in ruolo, al punto da spingere “la profe” a presentare ogni anno la domanda di trasferimento, si è ben presto rivelata interessante e stimolante dal punto di vista professionale, oltre che emotivamente appagante. Ed è proprio di questa bella parentesi cha abbiamo chiacchierato con la Landi, focalizzandoci in particolare sul tema della lettura.

Partiamo dagli argomenti principali di questa intervista, protagonisti indiscussi del progetto ALI PER LEGGERE: la scuola e la voglia di leggere. C’è relazione tra i due? Ritiene che la scuola possa fare concretamente qualcosa per appassionare i ragazzi alla lettura?
Decisamente sì. E questa relazione riguarda soprattutto la scuola media. Fino alle elementari infatti la scuola è percepita come un piacere, un luogo nel quale ci si può anche divertire. Alle medie invece si entra in un’altra dimensione, si dà del “lei” all’insegnante e si impara che la scuola è fatica e impegno. Ma resta la possibilità di mantenere viva la percezione che della scuola si ha alle elementari proprio nell’ora di narrativa. L’idea della scuola come piacere può essere fatta assaporare ai ragazzi nel particolare rapporto che gli stessi scoprono di poter avere con un libro da leggere, con le storie che racchiude e i personaggi che racconta.

Lei come riesce a stimolare questo piacere? Più concretamente, come gestisce la lezione di narrativa?
Prima di tutto faccio vivere quest’ora come un premio. Per esempio dopo la tanto odiata lezione di grammatica, inserisco quella di narrativa. E i ragazzi lo apprezzano molto. Così come apprezzano la teatralizzazione. Tutto inizia con la creazione dell’atmosfera, operazione per la quale mi faccio aiutare dalle parole di Calvino: “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto (…). Prendi la posizione più comoda (…)” (Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Mondadori, Milano 1994) E poi inizio a leggere. A voce alta, recitando le parti dialogate, alternando “vocine”, “vocioni” e “vociacce” per i diversi personaggi. E infine li invito a commentare quanto abbiamo letto, anche per iscritto.

E i ragazzi?
Si lasciano trasportare dalla mia voce, dalle parole che riempiono la pagina e dalla storia che viene loro raccontata. E’ molto bello perché durante la lettura si crea una particolare magia. Lo scopo ultimo è naturalmente quello di riuscire ad affascinare i ragazzi al punto da far scaturire in loro la voglia di intraprendere un percorso di lettura personale, che vada al di là delle mura scolastiche.

Il libro viene letto integralmente in classe? Durante l’anno riuscite a leggerne più d’uno?
Molto dipende dalla classe, comunque tendenzialmente si legge tutto in classe e più di un libro all’anno. A volte quando mi capitano delle ore di supplenza nelle classi dove ho la cattedra completa, e quindi dove faccio anche il percorso di narrativa, sono i ragazzi stessi a propormi di andare avanti con le nostre letture.

Deve essere una grande soddisfazione per lei. Ma è mai capitato che alcuni ragazzi non si appassionino alla lettura? O che non gradiscano il libro scelto?
Sì, certo. Ma tutti noi osserviamo i 10 diritti imprescrittibili del lettore, tra i quali quello di non leggere e di non finire il libro. Il saggio Come un romanzo (dal quale sono tratti i 10 diritti) (Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli 2000) è molto amato dai ragazzi perché li fa sentire liberi di scegliere, autonomi, adulti. Ovviamente sta a me poi proporre titoli che possano conquistarli. E la fase della scelta è decisamente stimolante. In prima ovviamente scelgo io in base alla mia esperienza e all’idea che mi sono fatta dei ragazzi nei primi giorni di scuola. In seconda e terza la decisione è condivisa, frutto del confronto tra di noi.

Ci dà alcuni titoli da lei proposti che hanno incontrato il favore dei suoi studenti?
In prima media esordisco sempre con Abbaiare stanca e L’occhio del lupo di Pennac, Le fiabe italiane di Calvino e, per fare una pausa veramente gioiosa e gustosa, Il trattamento Ridarelli di Roddy Doyle. In seconda sono pronti per un romanzo più forte come Io non ho paura di Niccolò Ammanniti e in terza propongo testi in cui la letteratura va a braccetto con la storia: non so, L’amico ritrovato di Uhllman, il Diario di Anna Frank, Il bambino con il pigiama a righe di John Boyle.

Ora facciamo un gioco: un libro per ogni ciclo scolastico.
Devo rispondere come prof. o come alunna?

In entrambi i modi.
Come prof. direi che valgono i titoli che ho citato prima, tutti già collaudati.

Allora i libri della studentessa Antonella. Il libro delle elementari?
Rodari “for ever”, da Favole al telefono a La torta in cielo. L’estate scorsa ho riletto quest’ultimo e ho davvero riprovato le stesse emozioni di allora

Il libro delle medie?
Seppellitemi con i miei stivali di Sally Trench e la biografia di Che Guevara In quegli anni ero un po’ ribelle e le mie letture lo rivelano ampiamente.

Il libro delle superiori?
Tutti i classici. Al liceo mi sono innamorata delle pietre miliari della nostra letteratura, come I promessi sposi per esempio, ma anche di molta letteratura straniera, quella russa in particolare.

Il libro dell’università?
Le opere dei nostri contemporanei, come Benni e Malerba.

Quando è nata la sua passione per i libri?
Direi a scuola. Devo molto ai miei insegnanti da questo punto di vista. La mia prof. del liceo leggendo Pirandello mi fece piangere e io spero di riuscire a far lo stesso con i miei studenti. Ma anche in casa: i miei genitori mi hanno fatto capire fin da piccola che un libro è un rifugio, una consolazione, un arricchimento. Quando mi ammalavo, il mio babbo tornava dal lavoro portandomi in dono un romanzo. Aspettavo l’influenza come una manna!

Se non ci si appassiona alla lettura da piccoli, magari tra i banchi di scuola, si è destinati a diventare adulti che non leggono secondo lei?
Non credo. Si può scoprire il piacere di leggere anche da grandi. Certo, difficilmente a mio parere si può recuperare il tempo perduto. E poi molti titoli hanno un sapore diverso, se letti, per così dire, all’età giusta. La lettura è fortemente legata al tempo, alle diverse fasi della vita.

La maggior parte dei ragazzi oggi è appassionata di nuove tecnologie. Ci si potrebbe servire di queste per far nascere in loro il piacere di leggere?
Sì, a patto di non farli impigrire troppo. Alcuni strumenti, come gli mp3 per esempio, usati in classe in effetti favoriscono parecchio il coinvolgimento e la teatralizzazione. Lo stesso si può dire dei dvd di Benigni che legge la Divina Commedia, ai quali tra l’altro va riconosciuto anche il merito di aver tentato di rendere la cultura un po’ meno elitaria, dando a tutti la possibilità di avvicinarsi alle meravigliose terzine dantesche. Con le debite proporzioni, anch’io con il mio ultimo libro ho tentato di fare un’operazione di “democratizzazione culturale”.

E’ vero; Storia (parecchio alternativa) della letteratura italiana (Mondadori 2008) racconta la storia letteraria del nostro paese in chiave ironica e sotto forma di narrazione. Un modo originale e interessante per far avvicinare tutti alla storia della letteratura italiana.
Già, perché secondo me la lettura è anche un ottimo strumento per insegnare altro. Ovviamente può dare degli spunti, sta poi al lettore decidere se approfondire o meno.

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