PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA


 

Ma lo sai che…

Per scalare le rocce ci vogliono buoni… piedi
Il camoscio (Rupicapra rupicapra) è un abilissimo scalatore: riesce a fermarsi su un pezzetto di roccia grande quanto un quaderno e a saltare da uno spuntone all’altro su pareti che sembrano quasi verticali. Il suo segreto è nello zoccolo, molto simile a quello delle capre, con cui termina il piede: le due unghie che lo compongono sono appuntite e mobili per sfruttare anche il più piccolo appiglio nelle rocce e i polpastrelli sono molto morbidi in modo da evitare di scivolare sulle pietre coperte di neve o di ghiaccio.

Prati di mirtillo
Il Parco può vantare l’unica brughiera di mirtillo nero dell’Appennino. Questa caratteristica è interessante per gli studiosi di botanica, perché queste piante, diversamente da come accade di solito, sono tanto numerose da coprire la fascia compresa fra la fine dei boschi e le praterie di alta quota.
Per gli abitanti, invece, rappresenta una meravigliosa dispensa di buonissime bacche con cui fare dolci, marmellate e sciroppi! Le cime che possono vantare questa brughiera sono il Pizzitello e il Pizzo di Sevo, nei monti della Laga, dove la gente chiama i mirtilli maule o maulelle.

L’oro rosso
Il risotto allo zafferano ha un tipico colore giallo, ma, in realtà, lo zafferano appena colto è rosso e il fiore che lo produce è lilla! Lo zafferano, infatti, si ricava dagli stimmi (gli organi riproduttivi femminili che si trovano al centro dei fiori) del croco (Crocus sativus), un piccolo fiore che cresce ai margini dei boschi e nelle praterie e che, nel Parco, viene coltivato nella bellissima Piana di Navelli.
Questa spezia è molto preziosa. La raccolta e la preparazione sono lunghe, complesse e anche faticose: i filamenti rossi si colgono a mano alle prime luci dell’alba, poi vengono trasformati in zafferano essiccandoli sulla brace preparata con legno di roverella (Quercus pubescens) secondo un procedimento che viene tramandato dal 1400. Poiché sia i filamenti di zafferano sia la polvere sono molto leggeri, il costo al chilo è veramente molto alto, tanto da fargli meritare l’appellativo di “oro rosso”.

La via della lana
Un tempo le centinaia di migliaia di pecore dei pascoli del Gran Sasso venivano portate in Puglia durante la stagione fredda, con un’imponente operazione chiamata “transumanza”. I percorsi seguiti (chiamati tratturi) erano sempre gli stessi ed erano sorvegliati da grandi fortezze, poiché per quelle strade si muovevano vere ricchezze… sotto forma di pecore lanute!
Rocca Calascio è la più suggestiva e la più imponente fortificazione del Parco. Domina le vallate del Tirino e dell’Aterno, nonché la Piana di Navelli, ed era posta a controllo del tratturo principale che porta da L'Aquila a Foggia e della strada romana chiamata Via Claudia Nova.