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Un giorno da antico Romano: la vita privata Più ancora che gli edifici pubblici, presenti anche in altri siti archeologici, sono quelli privati a stupire il visitatore. I Pompeiani e gli Ercolanensi abitavano in villette unifamiliari, chiamate domus, di uno o due piani, con le camere distribuite intorno a uno spazio aperto (un atrio) con al centro una vasca per raccogliere l’acqua piovana. M Alcuni mosaici e pitture sono visibili ancora all’interno delle abitazioni, altri sono stati trasferiti nelle sale del Museo Archeologico di Napoli. In certi casi, alcune stanze della casa, affacciate sulla strada, erano riservate alle botteghe artigianali, spesso date in affitto. Numerosi, infatti, erano i “negozi” e le taverne che animavano le strade di Pompei ed Ercolano, testimonianza di una vita commerciale vivace e ricca. Ricordiamo i pistrina, cioè i panifici, le fulloniche, tintorie-lavanderie, i thermopolia, delle specie di “bar” con un bancone in muratura che dava verso la strada e con grandi contenitori, da cui si prendevano e si servivano bevande e cibi caldi o freddi a seconda delle stagioni. Le dimore più belle, grandi e lussuose erano, però, fuori dalla città. Ricordiamo la villa di Oplontis (un quartiere fuori Pompei, oggi Torre Annunziata), detta Villa di Poppea, perché forse appartenuta alla seconda moglie dell’imperatore Nerone, donna tanto bella quanto priva di scrupoli. La villa è una vera e propria reggia di 94 stanze! Ma la cosa più sorprendente di tutte è la piscina di 60 metri per 16 (più grande di una piscina olimpionica di oggi!), circondata da colonne, fontane e statue di soggetto mitologico. Una villa da sogno...
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