PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO
Ma lo sai che…
Lingue di ghiaccio
Nel Parco nazionale dello Stelvio è possibile osservare da vicino i ghiacciai. La colata della Vedretta Piana è raggiungibile in funivia e ospita anche delle piste da sci estivo.
Il più grande ghiacciaio italiano, è la Vedretta dei Forni che, purtroppo, seguendo la sorte di tutte le
superfici ghiacciate del mondo, si sta riducendo a causa
del riscaldamento del pianeta: dal 1864 a oggi, si è ritirato di ben 4 chilometri…
Se fischio, scappa!
Se sarai un visitatore tranquillo e silenzioso, avrai la fortuna di poter vedere abbastanza da vicino le marmotte (Marmota marmota), dei roditori dall’aspetto simpatico che vivono in gruppi familiari nelle praterie di alta quota. Un’attenta osservazione del loro comportamento ti permetterà di notare che, nel gruppo, c’è sempre un animale di guardia, quasi sull’attenti, mentre gli altri cercano il cibo nel prato. Appena avverte il pericolo, la piccola sentinella manda un acuto fischio di avvertimento che fa scappare tutta la famiglia all’interno delle complicate tane scavate nel terreno.
Eleganza… naturale
Quattro diversi animali che vivono nel Parco hanno qualcosa in comune. Il capriolo (Capreolus capreolus), il cervo (Cervus elaphus), il camoscio (Rupicapra rupicapra) e lo stambecco (Capra ibex), infatti, appartengono tutti agli ungulati, ovvero a specie che hanno il piede che poggia sulle unghie. Questa è una caratteristica che permette loro di essere più veloci nella corsa e, per quanto riguarda il camoscio e lo stambecco, di avere un passo sicuro anche sulle strette rocce d’alta quota. Questo particolare modo di camminare rende la loro andatura estremamente elegante, tanto più che tutti loro (tranne le femmine dei cervi e i caprioli) hanno il capo ornato di pesanti corna che portano come se fossero una corona.
Dove e come vederli? I caprioli frequentano le radure al tramonto;
i cervi maschi bramiscono (il bramito è un verso che fanno nel periodo degli amori) nei boschi in autunno; camosci e stambecchi saltano da una roccia all’altra in alta quota, dove non è raro avvistare il loro caratteristico profilo che risalta nel cielo azzurro.
Parchi senza confini
Negli anni ’70, quando lo Stelvio si ampliò fino a raggiungere il confine con il Parco nazionale svizzero dell’Engadina, ci fu un’esplosiva crescita del numero degli animali, dovuta a 25 anni di tutela ma anche alla possibilità data loro di muoversi in un ambiente così vasto senza mai lasciare un’area protetta.
I boschi non sono tutti uguali
Alberi diversi hanno esigenze e preferenze diverse in fatto di clima e tipo di suolo. Questo è il motivo per cui, lungo una linea immaginaria che va dalla valle alla cima delle montagne, puoi trovare boschi composti da differenti tipi di alberi.
Nei fondo valle del Parco si trovano soprattutto betulle (Betula pendula), faggi (Fagus sylvatica), ontani bianchi e ontani neri (Alnus glutinosa) che perdono le foglie in inverno.
Salendo sui fianchi di tutte le montagne dello Stelvio, i boschi sono composti soprattutto da abeti rossi (Picea excelsa), che rimangono verdi tutto l’anno, e larici (Larix decidua).
Nelle aree più fredde del Parco puoi vedere anche dei piccoli gruppi di abete bianco (Abies alba), mentre nella Val Venezia e nella Val Martello si incontrano spesso i pini cembri (Pinus cembra) da sempre utilizzati per l’artigianato.
Oltre i 2400 metri di quota, però, gli alberi non riescono più a crescere, con l’eccezione del piccolo pino mugo (Pinus mugo), e lasciano il posto ai pascoli.
Non mi piego e non mi spezzo!
Non tutti gli alberi crescono dritti! In alta quota, dove i forti venti e il peso della neve potrebbero spezzare anche i tronchi più resistenti, una specie di pino si è evoluta in modo particolare: il pino mugo (Pinus mugo), infatti, è un albero prostrato, ovvero in grado di crescere con il tronco appoggiato al suolo, tanto da avere l’aspetto di un fitto cespuglio. I pini mughi costituiscono gli ultimi “cespugli” che si incontrano prima delle praterie di alta quota in Val Zebrù, nella Valle del Braulio e nella Valle di Fraele.
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