Appiano

Vita Nato ad Alessandria verso la fine del I sec. d.C., Appiano si recò a Roma dove esercitò l'avvocatura e si legò alla cerchia dell'arcaicista Frontone, grazie alla cui intercessione riuscì ad ottenere la carica di procuratore d'Egitto. Morì intorno al 160-5. 

Opera Dei 24 libri della Storia Romana di Appiano ci restano i libri VI-VIII, la seconda parte del IΧ e i libri ΧI-ΧVII; abbiamo inoltre il proemio del libro IV, un ampio brano del libro IΧ e vari frammenti provenienti dalle sezioni perdute. 

Caratteristiche generali dell'opera L'opera di Appiano riflette la mentalità di un'epoca in cui le province dell'Impero Romano iniziano a riacquistare consapevolezza della propria storia nazionale. Per questo Appiano, anziché scrivere una storia annalistica di Roma dalla fondazione fino ai suoi giorni, preferisce comporre una serie di storie, per così dire, autonome sui vari popoli (Celti; Iberi; etc.) via via scontratisi con i Romani. La sezione ΧIII-ΧVII, dedicata alle guerre civili (potremmo dire un vero e proprio scontro dei Romani contro se stessi!), è di particolare importanza perché ci fornisce materiale e dati non reperibili da altre fonti.

Lingua e stile Appiano non aspira a raggiungere particolari effetti letterari (a parte l'attenzione a evitare lo iato). La sua lingua è la koiné adoperata con estremo buon gusto e con qualche limitata concessione all'attico (uso, non eccessivo, dell'ottativo e dei duali). L'influsso della lingua parlata spiega la frequente confusione tra aoristo e imperfetto a scapito del loro originario aspetto verbale; e l'uso, spesso diverso da quello classico, dei significati delle diverse preposizioni (p.es. frequente il complemento d'agente con ek + dativo). Assai ricorrente l'uso del discorso indiretto.

Vedi versioni 485-494, alle pp. 444-449 di Saphéneia.

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