Isocrate

Vita Isocrate nasce ad Atene nel 436 a.C. da un ricco proprietario di una fabbrica di flauti, i cui beni dovettero andare scemando negli anni della guerra con Sparta (431-404 a.C.; sto → "Peloponneso, Guerra del"). Pare, in effetti, che negli anni successivi alla caduta dei (sto →) Trenta Tiranni, Isocrate avesse dovuto praticare per necessità l'aborrita professione del (civ →) logografo. Nel 392, comunque, Isocrate riuscì a fondare ad Atene la scuola di retorica che diresse per tutta la sua lunga esistenza, fino alla morte che lo colse nel 338 a.C.

Opere Possediamo in tutto 21 orazioni di Isocrate, tra cui in particolare: a) 6 orazioni giudiziarie scritte in qualità di logografo (ma molti dubitano della loro autenticità); b) le grandi orazioni, ossia: Elena, Busiride, Contro i Sofisti (390-385); Panegirico (380); A Demonico (375-2, spuria seconda alcuni); Plataico (373/1); A Nicocle (373/0); Nicocle (368); Archidamo (366); Evagora (365); Areopagitico (355/4); Sulla pace (356/5); Antìdosi (354/3); Filippo (346); Panatenaico (342-339); c) 9 lettere (alcune delle quali di dubbia autenticità).

Caratteristiche generali delle opere A parte le orazioni giudiziarie, tutti i discorsi di Isocrate possono essere considerati epidittici, perché, quand'anche essi presentino proposte politiche (p.es. l'Areopagitico), non vennero mai pronunciati dinanzi all'assemblea, ma diffusi per iscritto. L'obiettivo d'Isocrate è quello di presentarsi come educatore esemplare attraverso lo strumento di una retorica perfetta, finalizzata non alla conoscenza di un sapere assoluto (come quello perseguito dai filosofi), ma alla formazione del buon cittadino colto, ben integrato nella polis, che vede nella capacità di esprimersi al meglio il segno distintivo della propria educazione fondata sui sani valori tradizionali. Nell'oratoria di Isocrate le imprese e le opere della grande stagione politico-militare dell'Atene del V sec. a.C. appaiono come una sorta di paradigma esemplare della virtù, cui guardare anche per il presente. Così, per citare solo qualche esempio: nel Panegirico si ripropone il tradizionale motivo della concordia tra Greci in vista della lotta contro i Barbari; nell'Areopagitico si suggerisce la restaurazione delle antiche prerogative dell'areopago; nell'Evagora si esalta il buon governante prendendo a modello la figura del principe cipriota (sto →) Evagora; nel Filippo ci si rivolge al sovrano macedone (sto →) Filippo II per indurlo a promuovere la guerra contro la Persia; nel Panatenaico, infine, si elogia Atene come modello (ormai "classico") di civiltà.

Lingua e Stile La cura formale è il tratto distintivo di tutta l'opera di Isocrate, che impiegò spesso lunghissimi anni per comporre i suoi discorsi più celebri (p.es. il Panegirico o il Panatenaico). Isocrate evita accuratamente lo iato (ossia, l'incontro tra due vocali di parole diverse); fa uso della lingua attica corrente rinunciando al ricorso a vocaboli rari o poetici; impreziosisce il suo dettato grazie a uno stile particolarissimo, caratterizzato da periodi di notevole estensione, costruiti su ricercate antitesi e parallelismi, e caratterizzati, grazie all'uso di clausole ritmiche, da una ricercata armonia. L'impressione è quella di aver a che fare con frasi interminabili, amplificate ai limiti del possibile, dove concetti diversi si alternano simmetricamente grazie all'uso delle congiunzioni te … te …, oùte … oùte …, kaì … kaì …, etc. che ritardano, spesso, agli occhi del lettore l'enunciazione del verbo principale che sorregge l'intero discorso.

Vedi versioni 272-297, alle pp. 309-322 di Saphéneia.